Dalle grandi Avanguardie storiche alle stagioni dell'Informale e della Pop, fino ai successivi estremismi del Concettuale e alle nostalgie di avanguardisti e transavanguardisti - suula nostra epoca si abbattono dei veri e propri cataclismi intellettuali che coinvolgono pittura, scultura e l'arte tutta in generale. E morto e' anche il Postmoderno, il cui maggiore merito e' stato l'aver chiarito come l'arte del XX secolo non possa essere compresa appieno se si intende il suo sviluppo esclusivamente in maniera lineare, alla ricerca continua di innovazioni.

Una mostra molto significativa quella di Keum-Hwa CHOI a dimostrazione di come I vecchi problemi di forma della scultura trovino ancora oggi nuove soluzioni, nonostante l'uso di tecniche e materiali tradizionali; un'artista dunque non meno up to date di altri suoi colleghi che si servono invece di nuovi materiali. La gamma delle opere della Choi va da combinazioni di lastre di pietra a figure astratte in cui - ironicamente - entra sempre un elemento surreale, un capello-per esempio, a chiudereil cerchio. Un assieme antico e moderno, classico e anticlassico dove il tempo scorre in una quotidianita' ritualizzata in gesti semplici, noti, quasi banali che riconoscono nell'immutato una fonte di sicurezza. L'assenza di ricerca di nuovi materiali o di tecniche innovative, il ribadire dell'Artista invece l'autenticita' di un materiale arcaico (qual e' il marmo di Carrara ) e di forme organiche, sulla scia di Baselitz e di Penk che tanto hanno lavorato, sebbene in modo diverso, per un nuovo figurativo, riconducono il lavoro della Choi alla storia dell'arte ed ai lavori arcaici della sua Terra. Consapevole oppositore di un'arte sempre piu' senza limiti, l'Artista carica le sue opere di significazioni concettuali di grande efficacia e di sicuro impatto: la mancanza di volto umano, per esempio, pur nell'immanenza e nella consapevolezza del suo esistere. Probabilmente le opere piu' riuscite della Choi vanno ricercate tra le numerose figure ironicamente acefale, dove sentimenti e passioni, intuibili dalla fantasia dell'ossevatore, vibrano in profondita', alle radici dell'essere, definendo il senso di una vita e di un destino. Di qui, il suo andare oltre materia e forma ad inseguire un ricordo, un'immagine da fissare per sempre nel marmo.

E tante volte basta l'intensita' di una piega, la morbidezza di una linea, il segno di una venatura per dire all'attimo, come nel Faust di Goethe, "Fermati, sei cosi' bello!".

Guido Martini
Ambasciatore d'Italia