L'espressione artistica orientale e' generalmente di finissima proposizione estetica. E cio' e' soprattutto vero quando non si pone in contrasto con le proprie radici tradendone la natura in accostamenti a modelli linguistici euroamericani per pretestuosi ampliamenti dell'orizzonte culturale. La qual cosa in vero e' in parte riferibile anche al comportamento artistico nostro - intendo dire europeo - troppo spesso attratto e travolto dal canto irresistibile di quella sirena che e' l'arte o meglio i1 mercato dell'arte d'oltreoceano. Ma questo e' un altro discorso; e, per restare nel tema del linguaggio artistico orientale, e' bene sottolineare subito che la scultura nella pietra, contrariamente a quanto potrebbe far pensare l'asprezza della materia in cui si realizza, riesce meglio di ogni altra tecnica a conservare una straordinaria fedelta' a quelle tradizioni in cui il pensiero, filosofico e religioso insieme, e' gelosamente custodito e difeso in civilta' millenarie.
Misticamente. Perche' e' il concetto stesso della vita, intesa nel tempo per travasi di credenze assai profonde nell'animismo che subordina gli eventi a principii spirituali incorruttibili, diluisce la rappresentazione visiva di quel linguaggio e ne ingentilisce il ritmo: nel porgere, nelle scelte iconografiche, nella loro esecuzione.
La pietra dunque e' un punto di riferimento preciso e direi ineludibile nella creativita' dell'artista orientale, forse perche' si fa abitualmente strumento magico di quelle dottrine contenendo gia' nelle sue viscere l'anima dell'oggetto, della figura umana, dell'albero che lo scultore puo' trasferire visivamente all'esterno nelle soluzioni formali che la identificano. E a pensarci bene, vien fatto di chiedersi se, a parte il credo religioso, ci sia poi tanta differenza fra questo modo di concepire l'arte plastica e il concetto michelangiolesco secondo il quale all'interno del blocco di marmo esiste gia' l'immagine e che il compito dell'artista sarebbe quello di "levare" il superfluo perche l'immagine si riveli. Mi sembra infatti che, depurata del suo aspetto paradossale, anche la teoria di Michelangelo sia in effetti il prodotto di una fede, vale a dire evento insito nella credenza in postulati mistici e che anche un cristiano ritiene reale sebbene non dimostrabile scientificamente.
Carrara, per antonomasia patria del marmo nel mondo, e punto di raccolta di moltissimi scultori operanti nelle aree piu' diverse del pianeta. Ve li spinge spesso la suggestione delle sue celeberrime cave insieme alle storie e alle leggende di cui il tempo ha caricato presenze vere e presunte in questi luoghi dello stesso Michelangelo, che e' e resta il simbolo universale della grande scultura. Di questa raccolta partecipa Keum-Hwa Choi, coreana ormai nota piu' semplicemente come Choi, "piovuta' a Carrara da circa un decennio gia' ricca di un bagaglio culturale e tecnico acquisito nella frequenza di corsi di scultura presso il dipartimento di belle arti dell'universita' Hong-Ik della sua Seul. La coraggiosa idea del trasferimento nel "cuore della cultura della pietra", ossia fra quelle Apuane che hanno partorito la materia viva di cui si e' nutrita l'arte plastica del mondo civile da molti secoli, l'idea - dicevo - e' nata dal desiderio di frequentarvi l'Accademia di Belle Arti e soprattutto dall'amore viscerale per il marmo e dall'ambizione di confrontarsi direttamente con l'ambiente mitico della scultura dal quale avrebbe potuto guadagnare un adeguato approfondimento delle proprie conoscenze tecniche, gia' avanzate. E vi hanno giocato anche le enormi suggestioni che quelle cave esercitano, sin dalle loro prime ferite inferte alla montagna, con i racconti di sacrificio e di sangue divulgati fra storia e leggenda a costruirne il mito.
Choi ha nell'alta Versilia la possibilita' di comunicare con un gran numero di conterranei i quali costituiscono una sorta di colonia sud-coreana che persegue i suoi stessi fini artistici; e tuttavia essa si distingue da buona parte di loro per il modo di inserirsi nel processo evolutivo di quest'arte senza rinunciare gran che all'animismo che e' ancora asse portante della cultura patria di cui facevo cenno dianzi. Ed e', la sua, una posizione assai felice che le consente di affrontare con coerenza gli insegnamenti ancora in via di ricezione nei corsi carrarini di studio, i suggerimenti che le provengono dall'indagine orizzontale condotta attraverso i contatti con la elite internazionale nell'area operativa (che e' sempre piu' ricca di presenze straniere), i risultati ogni volta interessanti ottenuti dalla ricerca verticale nell'humus in cui continua a germogliare la cultura della sua gente. Tutto questo richiede uno sforzo notevole di applicazione intensa e di riflessioni che delicatissime soluzioni formali sottraggono all'analisi dell'osservatore, pur attento che sia, perche' un piacevole manto di superfici intenzionalmente levigate e la tenue ma evidente ironia che informa le situazioni anche inquietanti riproposte dalla sua scultura le inglobano e ricacciano all'interno della matetia. Dove appunto e l'anima delle cose rappresentate. "Maestro", "Maggiordomo", "Meta' soldato", "Teatro"... che appaiono fra le piu' recenti realizzazioni (1995) ma alle cui spalle vivono altri motivi referenziali di indubbio valore estetico, sono emblematiche di una tale maturazione espressiva che coinvolge lo stile; e proietta i risultati di oggi in un itinerario virtuale capace di preannunciare le conquiste di domani.
Ma la storia e gli sviluppi aggiornati dell'arte di Choi sono, ovviamente, piu' complessi di quanto questo mio breve riferimento possa suggerire. L'esigenza di qualche re'pe'chage di contenuti e di stile, come quello ad esempio che quest'anno sotto i1 titolo di "Marionetta" riappare improvvisamente alla ribalta del non grande ma nutrito palcoscenico della giovane artista coreana, e' un atto dovuto. Cela una metodica attentamente studiata poiche' non si tratta di un esempio di instabilita' dello stile in formazione, ma piuttosto di richiamo necessario a un evento rimasto nell'archivio della memoria. Fra le immagini di un racconto antico e di un passato recente da rievocare a tempo opportuno e comunque, intelligentemente filtrato. Ed e' nell'andirivieni di rimandi storici e di creazioni estemporanee che Choi va forgiando il suo carattere, la sua coscienza artistica, il suo futuro, seguendo una linea seriamente programmata: una retta cioe' lungo la quale sfilano i temi e il pensiero filosofico e i principii religiosi ai quali fa riferimento il suo bagaglio culturale; e che una tecnica sempre meglio affinata conforta nella fase esecutiva di progetti avvincenti.